Mi accorgo

Citazioni libere e scelte fra libri spontaneamente incontrati

Quando cammino per strada mi accorgo di camminare, mi accorgo del passo, se ho davvero bisogno di accelerare o no, se con la mente sono già nel luogo dove sto andando o se riesco a gustare ogni passo. Mi accorgo delle distrazioni e delle attenzioni necessarie, mi accorgo dei commenti inutili nei riguardi dei passanti o di quello che mi circonda, mi accorgo se mi sgrido, anziché semplicemente notare, mi accorgo che anziché abolire i commenti posso trasformarli in attimi di compassione, prima di tutto verso di me che NON TENGO A CASA IL CUORE, che critico tutti per non sentire me stessa, e poi verso gli altri che non sanno di me o che fanno lo stesso lavoro di spadaccini smemorati nei miei confronti. Cammino per sapere dove andare. Spero di incontrarmi presto. In ogni passo.

Chi non prova alcun tremito per la propria sofferenza, chi non si accoglie, non si custodisce quando soffre, è impossibile che possa sentire vera compassione per la sofferenza di un altro. La compassione è un atteggiamento, verso di sé prima di tutto e poi verso il mondo, verso gli altri, non solo gli esseri umani ma anche verso gli animali, i vegetali, l’ambiente che ci circonda e chiede la nostra cura e non vede l’ora di restituirci altrettanta segreta cura. Iniziamo a inviare a noi stessi semplici frasi di augurio e di benedizione. Poi, quando le frasi hanno lavorato il nostro spazio del cuore, dissodandolo, ammorbidendolo, passiamo a inviarle ad altri. Partiamo da qualcuno che ci ha fatto del bene, che ci ha aiutato e sostenuto. Proseguiamo con un’amica o un amico caro. E poi, una persona neutra, qualcuno che notiamo appena, un essere che non è mai entrato in pieno nella nostra attenzione e nella nostra vita. Passiamo a qualcuno che ci ha fatto del male, qualcuno con cui c’è ostilità, il cosiddetto ‘nemico’. E infine allarghiamo la benedizione a tutti gli esseri.

È importante scoprire che la capienza del cuore può ampliarsi, che esistono pratiche che sono come una ginnastica per il cuore (…) ci insegnano a volere il bene di tutti. Non significa condonare le azioni o negare la ferita. È dare la possibilità di venire alla luce a tutto quello che tenevamo stretto e nascosto, permettendoci di sentire la rabbia, il rancore, l’odio, il desiderio di vendetta è lasciando che si trasformino, nell’ospitalità del cuore, senza giudizi e senza fretta.

Possiamo inviare le frasi “che la tua gioia possa durare più a lungo possibile”… è la cura della nostra celata e imprevedibile invidia… è come diventare spazzini del proprio cuore.

C.L. Candiani

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