Come se la nostra vita dipendesse da questo

Citazioni libere e scelte fra passi spontaneamente incontrati

Essere attenti , in modo intenzionale e senza pregiudizi, al momento presente.

La topologia emotiva del momento in cui si inizia, del momento in cui ci si è accorti di volersi connettere con se stessi è intensa e strettamente personale. Essere presenti alle sensazioni del respiro nel corpo è una pratica che contiene in sé tutto ciò di cui abbiamo bisogno per coltivare l’intero campo della nostra umanità, compresa la capacità di essere saggi e di provare compassione. Quello che importa è la relazione fra il percettore e l’oggetto che viene percepito. Tutto questo si fonde in un dinamico tutt’uno di consapevolezza, e questo perché percettore e oggetto non erano mai stati separati. Perché in origine c’è solo consapevolezza.

Il lavoro e l’avventura di tutta una vita è quello di non rimanere intrappolati né nel passato, né nelle nostre idee e concetti, ma di rivendicare l’unico momento che abbiamo veramente, che è sempre questo. Prendersi cura di questo momento può avere un significativo impatto su quello successivo e quindi sul futuro: il nostro e quello del mondo. Se possiamo essere consapevoli di questo momento, possiamo fare in modo che il prossimo momento sia davvero differente, anche in modo creativo, poiché grazie alla nostra consapevolezza, sapremo evitare di far pesare su esso altre aspettative.

Coltivare un approccio di vita metodico e pragmatico dedicandosi con continuità a pratiche meditative è un modo per imparare a stabilizzare la mente. I nostri sforzi più convinti possono infatti essere annullati con facilità dai modi in cui ci distraiamo. Vi è una disciplina che ha a che fare con la ferma volontà di richiamare l’ampiezza della consapevolezza, volta dopo volta, sull’oggetto da cui si allontana, qualunque esso sia, anche se dovessimo sentire che siamo spinti verso mille differenti direzioni. La parola disciplina viene da discepolo, che connota chi è disposto ad imparare a creare le condizioni per imparare qualcosa di fondamentale dalla vita; ogni atto della vita diventa pratica meditativa e la meditazione diventa il maestro. E’ proprio qui che dovremo trovare la nostra vera libertà, è qui che potremo avere l’esperienza di un momento di genuina felicità, un momento di equanimità, un momento di pace. Ogni momento ci regala infatti un’opportunità di capire che non dobbiamo più soccombere di fronte alle vecchie abitudini, quelle che funzionano al di sotto del livello della nostra consapevolezza.

Se saremo in grado di portare, provando e riprovando, delicatezza e gentilezza anche nel più breve dei momenti che viviamo, allora potremo gustare la possibilità di essere finalmente a casa, in pace con le cose, così come sono senza dover cercare di cambiare o aggiustare nulla di questo momento. Questo orientamento esistenziale costituisce non solo una disciplina gentile e curativa, ma anche un radicale atto di amore e salute. Esso conduce alla scoperta del desiderio di vivere una vita più integrata, di sperimentare la non frammentazione. Di essere a casa nella nostra pelle. Siamo come degli universi, ognuno di noi. Siamo senza limiti. “Sono grande! Contengo tutto!” Walt Whitman.

Potrebbe davvero essere il lavoro di una vita porsi alcune domande “Cosa desidera il mio cuore?” “Cosa mi sta chiedendo il mio corpo in questo momento?” “Qual è la mia via?”… le risposte a queste domande potrebbero cambiare con il tempo. Potrebbero maturare. Forse la quiete farà già parte di ciò. Forse il silenzio. Forse decidere di agire con convinzione, grazie ad una ‘attenzione affettuosa’, un’attitudine di gentilezza e compassione verso se stessi  date dal conoscere intimamente la propria stessa mente.

Quando la tua attenzione si sposta dal respiro, non è un errore, e non significa che sei un cattivo meditatore. E’ semplicemente quello che è successo in quel momento. La cosa importante è che tu la abbia notato. Questa consapevolezza è molto più importante del fatto che la tua attenzione in un momento specifico sia focalizzata sulle sensazioni del respiro o non lo sia. Se capiamo questo, la distrazione della mente e la sua inaffidabilità diventano i nuovi validi oggetti di attenzione in ogni momento. Per ogni nuovo momento esiste la possibilità di vedere ciò che effettivamente accade (ed è ciò che chiamiamo discernimento) anziché cadere nel giudizio. Sospendere il giudizio, o non giudicare il giudizio che emerge, è un atto di intelligenza, non un atto di stupidità. E’ un atto di gentilezza nei confronti di te stesso.

Il cammino verso la liberazione dalla sofferenza  si riferisce alla sofferenza che creiamo in noi stessi in aggiunta a quella che deriva dagli avvenimenti naturali e umani, che sono oltre il nostro controllo. Esiste una forma di sofferenza che ci creiamo da soli e che si va ad aggiungere a quella causata dalle circostanze esterne. Se sei un essere umano a volte soffrirai, è parte integrante della condizione umana, è ineludibile. Avere un corpo implica sofferenza. Avere una mente che non conosce se stessa implica sofferenza. Quindi soffriremo. Potresti anche contribuire alla sofferenza di altri senza accorgertene. La parola ‘soffrire’ deriva dal latino ‘sufferre’, il cui significato è ‘portare o trasportare’: il modo in cui decidiamo di relazionarci con la sofferenza può fare la differenza.

Tratto da “Mindfulness per principianti”, Jon Kabat-ZinnUNADJUSTEDNONRAW_thumb_15440

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