fraintendi- menti

Filmografie d’interni intrattengono la spettatrice che ho dentro

i sogni focomelici nell’assenza di polpastrelli sono relegati a quella sala:

schermo gigante, poltrona unica, pop-corn

tanti tantissimi pop-corn

che il masticare compensi il non nutrire

già che le calorie di plastica lasciano la pancia vuota

fin dai primi titoli di coda.

Fraintendo e mento.

Mi mento

nel fraintendimento che non indago

per poter stare sulla soglia

di un rischio calcolato.

Appoggio la mano di taglio sopra agli occhi

riparo lo sguardo dal sole

mentre affondo le pupille sulla superficie del burrone

inspiro

e non salto.

Preferisco fraintendere, cogliere segnali improbabili

che si uniscono in rigogliose costellazioni sotto le palpebre.

Tengo stretta la mia illusione, come il mio cane l’osso buono fra i denti

anche quando non c’è più ciccia.

A proiettori spenti

raschiando di consapevolezza superfici imbellettate,

a luci accese

quando apro il palmo

e volan via le mosche in ostaggio nel pugno

poggio una pietra blu

sulla gola tremante

mi rompo

dico la verità

intendo e non mento

assumo tutta la paura

mi inciprio di vergogna

lascio che il rifiuto, l’abbandono e i loro fratelli in disperazioni d’infanzia

si ciuccino tutta la mia piccolitudine

mi dico la verità

appiccicata alla terra

anche di cadere

sono libera

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