Maestra, il verbo restare è all’infinito?

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Citazioni libere e scelte fra libri spontaneamente incontrati

Candiani sulla morte…

Ti prego morte, non lasciarti addomesticare, non diventare turistica, continua a farmi un assoluto male e dammi il mistero di te, di me, della non separatezza.
Anche la morte è una forma di etimologia. Nominami, dammi la radice.
Eppure la morte è un altro genere di nascita. L’ho visto, non solo nel corpo di chi muore che così spesso diventa simile ad un feto, ma anche chi resta, si nasce di nuovo, si cambia pelle. Ricordo una vignetta, c’è un serpente sul lettino di uno psicanalista che, dietro di lui, sta prendendo appunti. Sul pavimento una pelle di serpente vuota e il serpente dice: “mi succede ogni volta che cambio”.


Addio e buon viaggio sono due parole che mi aiutano nel commiato. Addio ha qualcosa di definitivo, di finale, ma insieme apre un orizzonte più ampio, una visione dove io e tu vengono assorbiti in una vastità che dà vertigini ma è obbligatoria, si impone a noi e possiamo solo abbandonarci. E buon viaggio mi dà l’idea della prosecuzione nell’invisibile. So che ogni viaggio disfa, so che ogni viaggio riconsegna. So che si ritorna sempre. So che c’è sempre una casa anche se non so nè com’è nè dov’è.

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